Descrizione
L’appuntamento della Restituzione, ovvero il resoconto dei ragazzi che hanno partecipato al Pellegrinaggio della Memoria 2026 nei campi di sterminio nazisti, si è svolto stamani al Teatro Comunale di Fauglia. Alla presenza delle scolaresche dell’Ic “Mariti” di Fauglia, gli studenti vincitori della borsa di studio hanno reso testimonianza del loro pellegrinaggio nei campi di sterminio di Dachau, Ebensee, Gusen, Castello di Hartheim e Mauthausen, avvalendosi anche di un video-slide con le fotografie da loro scattate.
L’incontro è stato aperto dal sindaco di Fauglia, Carlo Carli, ha ricordato come “l'esperienza dei nostri ragazzi, condivisa al ritorno con i compagni, ha un valore inestimabile che va tramandato alle generazioni future. Solo la presenza fisica in quei luoghi permette di comprendere davvero la mostruosità di quanto accaduto, offrendo gli strumenti culturali necessari affinché simili orrori non si ripetano mai più”.
Dopo di lui la parola è passata a Giamila Carli, sindaca di Santa Luce: “La memoria dell’Olocausto non può esaurirsi in un solo giorno, quello della Memoria, ma va coltivata quotidianamente: spetta a voi giovani raccogliere questa testimonianza per il futuro conservando autonomia di pensiero. Per farlo, è fondamentale mantenere uno spirito critico, rifiutando l’incitamento all’odio e la cultura della guerra che hanno devastato il Novecento. La vera ricchezza dei giovani risiede nella pace, nell'Europa, nello scambio culturale e nella capacità di viaggiare per comprendere e valorizzare le differenze del mondo”.
Valentina Balestri, assessora a Crespina Lorenzana, è intervenuta ricordando che “viaggiare nei luoghi dello sterminio trasforma la storia dei libri in un'esperienza viva e indimenticabile, capace di scuotere le coscienze. Sostenere questi pellegrinaggi significa offrire ai giovani gli strumenti per toccare con mano l'orrore, superando quel distacco mediatico che oggi alimenta il grande rischio dell'indifferenza. Vedere quei luoghi induce a sviluppare un pensiero libero, a capire da che parte stare e a pronunciare un "mai più" che non sia solo retorica, ma un impegno concreto contro ogni sopraffazione”.
Quindi è stata la volta dei ragazzi che hanno partecipato al pellegrinaggio grazie a una borsa di studio: Lorenzo D’Arpa (3ª A), Eva Noton (3ª B), Nicola Roncari (3ª E), Cristina Raglianti e Martina Busti (3ª F), che hanno descritto le loro emozioni nel visitare i luoghi in cui l’abisso mostruoso generato dagli esseri umani ha causato milioni di vittime innocenti. Questi alcuni passi delle loro testimonianze:
- “Questo viaggio ha suscitato in me un groviglio di emozioni difficili da tradurre in parole. Inizialmente ho avvertito un forte senso di colpa nel camminare e scattare fotografie in luoghi teatro di un tratto così doloroso, dove milioni di persone hanno perso la vita. Mi tormentavo con continue domande, chiedendomi cosa ci facessi io lì e perché provassi quel disagio, senza trovare una risposta. A essere del tutto onesta, è un interrogativo che mi porto dietro ancora oggi”.
- “Vedere con i propri occhi quei binari e quei cancelli, che sono stati la fine della libertà, è stato un colpo al cuore. Penso che sia molto importante testimoniare ed essere i testimoni dei testimoni. È fondamentale che l'indifferenza, la discriminazione e l'odio, che hanno causato la morte di milioni di persone innocenti, non debbano mai più ripetersi. Per fare questo, la memoria è la nostra arma più potente”.
- “All'inizio è stato difficile: vedere quei luoghi trasmetteva un'angoscia e una tristezza incredibili, e mi sono chiesta più volte come l'essere umano potesse essere arrivato a tanto. Poi, però, grazie ai momenti di condivision, ho capito l'importanza di essere lì. Abbiamo il dovere di ricordare e di non essere indifferenti rispetto a quello che accade oggi nel mondo, perché l'odio e la discriminazione purtroppo non sono scomparsi”.
- “Credo che per noi ragazzi sia fondamentale vedere con i propri occhi e toccare con mano la sofferenza che c'è stata in quei luoghi, perché la scuola e i libri ci danno una grande base teorica, ma vedere dal vivo cambia completamente la prospettiva delle cose. Credo che ognuno di noi sia tornato cambiato e con una maturità diversa”.
I ragazzi erano accompagnati dalla professoressa Luisa Carpenito: “Come si può arrivare a un orrore così pianificato e così meditato? A un'umanità così violata? Chi può dire che tutto questo non sia esistito? Come si può minimizzare quanto accaduto, o mettere in discussione l'esistenza di questi campi? – si è chiesta la docente - Le immagini dei campi, le storie ascoltate e i luoghi visitati sono ormai dentro di me, fissi nella memoria per non dimenticare. Scegliere di non odiare, dopo tutto quello che hanno vissuto, è la consegna che i sopravvissuti ci hanno lasciato: non portare rancore, non cercare vendetta, ma impedire che l'indifferenza - anche quella di chi sapeva e taceva - trovi ancora posto nei nostri cuori e nel nostro presente. Ricordare e fare memoria, raccontare le storie di chi ha vissuto quegli orrori, significa negare ai carnefici la loro ultima vittoria”. Quindi ha concluso: “Visitare quei luoghi mi ha trasformato: non sono più una semplice osservatrice, ma una testimone dei testimoni. Sta a noi, ora, farci portatori del dolore visto e raccontato, affinché la memoria non resti solo un capitolo nei libri di storia, ma una coscienza viva nel cuore di ognuno di noi”.
La mattinata si è conclusa con gli interventi della dirigente Raffaella Ioannone, la quale ha chiesto all’Aned di favorire lo scambio, nella Restituzione, delle esperienze tra gli Istituti. Richiesta accolta da Massimo Fornaciari (Aned), intervenuto dopo Bruno Possenti, presidente dell’Anpi di Pisa.